sabato 8 agosto 2026

 

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WILLIAM ALEXANDER ANDERSON “BIGFOOT” WALLACE! – TEXAS RANGER ED EROE POPOLARE! – UN GIGANTE DELLA FRONTIERA TEXANA!! – LA STORIA DEL WEST by WILSON VIEIRA – PARTE CXIV

di Wilson Vieira


Questa volta "solo" un personaggio protagonista nella nuova puntata dell Storia del West di W. Vieira - ma un personaggio che da solo diventò il paradigma del Far West e della Frontiera! Come al solito, le immagini sono state scelte e posizionate nel testo dal nostro amico e collaboratore Wilson, storico e fumettista brasiliano di gran caratura! Buona lettura! (s.c. & f.m)





William Alexander Anderson “Bigfoot” Wallace fu una delle figure più pittoresche e "dure" della Frontiera texana. Uomo di frontiera, eroe popolare, soldato e Texas Ranger, prese parte alle vicende della Repubblica del Texas e alla guerra Messico-Statunitense. Figlio di Andrew Wallace (1784 – 1846) e Jane Ann (Blair) Wallace (1790 – 1832), nacque a Lexington, in Virginia, il 3 aprile 1817. Discendeva dagli Scozzesi delle Highlands William Wallace (1270 – 1305) e Robert Bruce (1274 – 1329), e in lui era forte lo spirito di clan.





William crebbe lavorando nel frutteto del padre; tuttavia, quando seppe che il fratello maggiore e un cugino, trasferitisi in Texas, erano rimasti uccisi nel massacro di Goliad nella primavera del 1836, decise di partire a sua volta per il Texas per “farla pagare ai Messicani.”




Il massacro di Goliad fu l’esecuzione di circa 400-450 soldati texani da parte dell’esercito Messicano il 27 marzo 1836 a Goliad, in Texas. L’evento si verificò dopo la battaglia di Coleto, su ordine del presidente Messicano Antonio López de Santa Anna (1794 – 1876) e sotto il comando del tenente colonnello José Nicolás de la Portilla (1808 – 1873).






La battaglia di Coleto (nota anche come battaglia di Coleto Creek) fu uno scontro durato due giorni, combattuto il 19 e 20 marzo 1836 durante la Rivoluzione Texana.






Vide contrapposte le forze texane guidate dal colonnello James Fannin (1804 – 1836) e quelle messicane al comando del generale José de Urrea (1797 – 1849). Lo scontro si concluse con la resa dei Texani e portò direttamente al tragico massacro di Goliad. Wallace si stabilì inizialmente vicino a La Grange, in Texas, nel 1837; qui tentò di dedicarsi all’agricoltura, ma ben presto si arruolò nei Texas Rangers sotto il comando del capitano John Coffee Hays. Molti anni dopo confidò a John C. H. di ritenere quel conto ormai saldato. I Texas Rangers nacquero nel 1823 come milizia volontaria informale di frontiera e furono ufficialmente istituiti come forza armata nel 1835.









Consolidando la propria leggenda nel Vecchio West, leader carismatici come il capitano John Coffee Hays (1817 – 1883) e il maggiore John B. Jones (1834 – 1881) trasformarono il gruppo da semplici esploratori locali in Uomini di Legge temprati e risoluti. Noti per i loro metodi energici, la maestria nell’uso della rivoltella e il rifiuto di indossare uniformi regolamentari, riuscirono a pacificare la frontiera del Texas dando la caccia a fuorilegge di spicco e a bande criminali tristemente note. Wallace era un uomo di imponente prestanza fisica: nel pieno della maturità era alto un metro e ottantotto (“in mocassini”) e pesava circa 109 chili, senza grasso in eccesso.




Nel 1840 si trasferì ad Austin, dove contribuì alla pianificazione urbanistica della nuova città. Nel 1840, Austin era un piccolo insediamento di frontiera e la nuova capitale della Repubblica del Texas, con 856 abitanti, edifici governativi in ​​legno di fattura semplice e la costante minaccia rappresentata dalle tribù native americane locali e dalle forze messicane. Durante la sua permanenza lì, fu scambiato per errore per un indiano soprannominato “Bigfoot”, responsabile del saccheggio dell’abitazione di un colono. Sebbene la sua estraneità ai fatti fosse stata presto chiarita, il soprannome “Bigfoot” gli rimase addosso: un appellativo quanto mai appropriato per un uomo muscoloso, alto circa un metro e novanta e del peso di quasi 110 chili. Nel 1840 Wallace partecipò alla battaglia di Plum Creek e, nella primavera del 1842, combatté contro le truppe del generale Messicano Adrian Woll (1795 – 1875) durante l’invasione del Texas.






La battaglia di Plum Creek fu uno scontro che vide contrapposti la milizia della Repubblica del Texas, i Rangers e i loro alleati Tonkawa a un numeroso gruppo di guerrieri Comanche. Ebbe luogo il 12 agosto 1840 nei pressi dell’odierna Lockhart, in Texas, e si concluse con una sconfitta decisiva per i Comanche. Successivamente Wallace si offrì volontario per le spedizioni Alexader Somervell (1796 – 1854) e Mier.




La Somervell fu una spedizione punitiva contro il Messico, intrapresa per rappresaglia a seguito di tre incursioni ostili condotte dagli eserciti messicani in Texas nel 1842: l’incursione di Antonio Canales Rosillo (1802 – 1869) a Lipantitlán e le occupazioni di San Antonio da parte di Rafael Vásquez e Adrián Woll.






Quando Woll si ritirò, due reggimenti della Milizia texana avevano già ricevuto l’ordine di recarsi a San Antonio; il 3 ottobre 1842, il presidente Sam Houston (1793 – 1863) incaricò Alexander Somervell di organizzare la Milizia e i volontari per invadere il Messico, a condizione che la forza, l’equipaggiamento e la disciplina dell’esercito lasciassero presagire una ragionevole probabilità di successo.





I volontari affluirono a San Antonio, desiderosi di inseguire il nemico e invadere il Messico in cerca di gloria e bottino. Forte di circa 700 uomini, la spedizione partì da San Antonio il 25 novembre; contava 683 effettivi al momento di raggiungere Laredo, città conquistata l’8 dicembre. Il 10 dicembre, Joseph L. Bennett (? – 1848) e 185 uomini fecero ritorno a casa. Somervell, alla guida di poco più di 500 uomini, impose la resa di Guerrero. Il 19 dicembre, consapevole del fallimento della spedizione e temendo un disastro, Somervell ordinò ai suoi uomini di sciogliere i ranghi e tornare a casa passando per Gonzales. La Campagna era stata condotta con scarso vigore; essa era stata intrapresa, a quanto pare, come mossa politica per placare le richieste di un’invasione del Messico e per dimostrare l’inutilità di tentare un attacco senza disporre di rifornimenti, equipaggiamento e disciplina adeguati. I Texani rimasero talmente delusi dall’ordine di scioglimento che solo 189 tra uomini e ufficiali obbedirono; circa 308 uomini, suddivisi in cinque Compagnie e sotto il comando di William S. Fisher (1810 – 1845), proseguirono invece verso il Messico dando vita alla spedizione di Mier del 1842, la più disastrosa delle incursioni di frontiera durante l’era della Repubblica del Texas. Composta da circa 300 miliziani, l’operazione mirava a saccheggiare gli insediamenti Messicani sul Rio Grande per rappresaglia e per ottenere un guadagno economico. Tuttavia, il gruppo fu circondato e catturato da una forza dieci volte superiore per numero. Condotti verso il Messico centrale, gli uomini riuscirono a fuggire ma vennero presto ricatturati e costretti a partecipare a quello che divenne noto come l’Incidente dei Fagioli Neri.





Si trattava di una sorta di lotteria in cui venivano inseriti in un recipiente fagioli neri e bianchi secondo un rapporto di uno a dieci: chi estraeva un fagiolo nero veniva giustiziato, mentre il fagiolo bianco significava la prigionia. Wallace fu tra i “fortunati” a estrarre un fagiolo bianco e si ritrovò ben presto a dover affrontare una marcia forzata di 800 miglia verso la prigione di Perote, a Veracruz.






Dopo che alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti ebbero firmato una petizione per il suo rilascio, egli tornò in libertà e, una volta rientrato in Texas, prese parte alla guerra fra il Messico e gli USA. Negli anni Cinquanta dell’Ottocento, Wallace comandò in qualità di capitano una propria Compagnia di Ranger, combattendo sia contro i banditi di frontiera che contro gli indiani. Era così abile nel seguire le tracce che veniva spesso ingaggiato per rintracciare gli schiavi fuggitivi diretti in Messico. Guidava una diligenza postale sulla tratta da San Antonio a El Paso; in un’occasione, dopo aver perso i muli a causa degli indiani, raggiunse El Paso a piedi e mangiò ventisette uova nella prima casa messicana che incontrò, prima di proseguire verso la città per un pasto completo. Allo scoppio della Guerra Civile, stava ancora contribuendo a presidiare la frontiera contro gli indiani Comanche. A un certo punto, lo Stato del Texas concesse a Wallace un appezzamento di terreno lungo il fiume Medina, dove egli si dedicò all’allevamento. Descritto come un uomo dotato di senso dell’umorismo, di indole pacata e onesta, divenne un abile narratore di storie; i suoi racconti talvolta arricchiti da qualche esagerazione godevano di grande popolarità tra i visitatori.








Nel 1870, il biografo John Duval (1816 – 1897) raccolse alcune di queste vicende in un libro di grande successo intitolato The Adventures of Big-Foot Wallace, The Texas Ranger and Hunter, contribuendo ulteriormente a consolidare la sua fama di eroe popolare del Texas. Trascorse gli ultimi anni della sua vita nella contea di Frio, e quando nei pressi della sua abitazione sorse un piccolo centro abitato, questo fu battezzato “Bigfoot” in suo onore, a testimonianza della fama leggendaria che egli aveva acquisito in vita.. Non si sposò mai. Era un uomo dal carattere affabile e socievole, che amava sedersi su una spaziosa sedia con la seduta in cuoio grezzo, all’ombra della sua baracca, a ripercorrere le storie della sua carriera. Di tanto in tanto si recava a cavallo a San Antonio; più raramente andava ad Austin per frequentare “Texas John” Duval. Wallace era di un’onestà cristallina, ma amava anche esagerare e arricchire i suoi racconti con qualche invenzione. Sapeva leggere e non era certo un rozzo uomo di frontiera, eppure incarnava in sé l’essenza di tutte le frontiere del Sud-Ovest. La sua personalità pittoresca, il suo umorismo, la sua vitalità e il modo in cui rappresentava i tempi andati; fatti di libertà, di costumi senza vincoli e di terre aperte hanno spinto ogni scrittore che si è occupato di lui a trascendere la mera cronaca dei fatti. Pur senza dirigere gli eventi, era presente quando accadevano; ed era, soprattutto, un narratore. Come eroe popolare, appartiene più alla storia sociale che a quella militare. Wallace morì di polmonite alle 10:00 del mattino del 7 gennaio 1899, nella contea di Frio, presso il suo ranch vicino a Devine; l’edizione dell’8 gennaio del "San Antonio Daily Express" pubblicò il suo necrologio con il titolo: Morto l’eroico "Big Foot" Wallace. Poco tempo dopo, l’Assemblea Legislativa del Texas stanziò i fondi necessari per trasferire la sua salma al Cimitero di Stato di Austin, in Texas. L’epitaffio sulla sua lapide recita, tra l'altro: BIG FOOT WALLACE - Qui giace colui che trascorse la sua vita adulta difendendo le case del Texas. Coraggioso, onesto e leale rappresentante del Texas, il deputato Tarver, intervenendo alla cerimonia di nuova sepoltura di “Bigfoot” Wallace nel cimitero di Austin, affermò che il suo nome e la sua fama sono impressi indelebilmente in ogni pagina della Storia delle Origini del Texas. Wallace aveva vendicato la morte del fratello e aveva vissuto da celibe, partecipando a ogni battaglia di valore a cui avesse l’opportunità di unirsi. Secondo le parole di Tarver, l’intera vita di Bigfoot Wallace fu un sacrificio al dovere...






Wilson Vieira

N.B. Trovate i link alle altre puntate della Storia del West in Cronologie & Index e nella pagina dedicata!

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